Internet ed hardware made in Russia contro il monopolio americano. Guerra Fredda 2.0

Internet ed hardware made in Russia contro il monopolio americano. La Guerra Fredda 2.0 si gioca non più sullo scacchiere dei cannoni e dei sottomarini (o meglio, non solo) ma anche o soprattutto attraverso i “nodi” i server, e negli ultimi tempi anche in sistemi operativi autosufficienti ed autonomi dal monopolio Made In Usa di cui anche l’Italia è parzialmente dipendente. E’ quanto emerge anche nel corso di un video di approfondimento pubblicato su YouTube da Claudio Messora (Byoblu.com) che affronta l’argomento della presunta “censura” di Putin nei confronti dei server proxy e di quei sistemi che “slittano” l’anonimato sul web.

“Tutti i media denunciano la stretta di Putin sulla rete, ma di quello che varerà lunedì la Camera non vi dicono niente…Data Retention per sei anni. Tutti schedati, internet, chat, telefonate… anche quelle a cui non risponderete. E l’Agcom che si sostituisce alla magistratura nella rimozione di contenuti dalla rete, su semplice richiesta delle lobby. E vi impedisce di ricaricarli, anche! In Russia i dati si tengono per soli 6 mesi, non per 6 anni. E poi la stretta sulla rete sarebbe di Putin?” – commenta Claudio Messora nella descrizione del suo video diffuso su YouTube (che linkiamo qui sotto).

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Stando a quanto riportato pubblicamente, la nuova Legge firmata da Putin vieta l’uso in Russia di sistemi informatici per aggirare i “lucchetti” virtuali – proxy Cgi, Vpn – e accedere ai siti vietati dalla legge del Paese. Il documento è stato pubblicato dal portale web ufficiale di informazioni legali. Gli “Anonymizer” dovranno dunque rivelare le informazioni sui loro proprietari all’Authority Roskomnadzor, l’agenzia russa di sorveglianza del sistema di telecomunicazioni del Paese.

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Secondo Leonid Levin, capo della potente Commissione parlamentare per la politica dell’informazione, “il nuovo provvedimento non introduce nuovi divieti per i cittadini che rispettano le legge”. La procedura per l’individuazione delle risorse informatiche, al fine di adottare misure per limitare l’accesso ad esse è determinata dal Roskomnadzor, secondo la legge.

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In realtà, come spiega Messora, l’intervento del Governo russo sul web non sarebbe certo più grave di quanto accade da tempo in occidente. Lungi da effettuare dichiarazioni di parte propagandistiche a favore di una parte del mondo piuttosto che dell’altra, è tuttavia evidente il senso di ipocrisia di non pochi giornali occidentali riguardanti l’operato della Russia. Più che di censura dei contenuti, l’eliminazione dell’anonimato potrebbe comunque far riflettere su altre questioni … avete presente il bitcoin?

“Un commento a butto là , non è che per caso abbia un certo collegamento con le criptovalute ? sembra che sia imminente un ban riguardante gli exchange di criptovalute in Russia come quello successo in Cina qualche tempo fa. Il ban sarebbe scavalcabile usando appunto i VPN . Non è da sottovalutare il potere delle banche che stanno cercando in tutti i modi di bloccare il fenomeno delle criptovalute che attualmente è il loro più grande incubo” – leggiamo in un commento su YouTube. E voi che ne pensate? Il VIDEO di Messora:

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